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Flash, recensione di Ulysses

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Finalmente dopo mesi di attesa e continui rinvìi, vede la luce il full-length dei Glory Hunter, precursori della New Wave Of Italian Heavy Metal. Sono passati più di dieci anni, ma la genuinità e la passione per la musica, che da sempre hanno contraddistinto i nostri, sono rimaste quelle di una volta. Certo una variazione stilistica c'è stata rispetto agli esordi: le atmosfere epiche degli inizi à-la Manowar sono state abbandonate in favore di sonorità progressive e sinfoniche, che pagano dazio ai Dream Theater, ai tedeschi Ivanhoe e agli americani Shadow Gallery. Si parte alla grande con "Babylon", episodio aggressivo dai risvolti pomp-prog, cui fa seguito l'intimista "Rain", che piace per i suggestivi break acustici; è la volta poi di "Hungry Years", piacevole ballad dal gusto retro, intrisa di armonie vocali ammalianti, mentre chitarre acustiche e pianoforte ci introducono a "In The Heart...", ma è solo uno stato di calma apparente, in quanto subito dopo irrompono con veemenza riff abrasivi e drumming tellurico, che conferiscono al brano un'impronta power in stile Savatage/Stratovarius. Il top a mio avviso viene raggiunto da "L'inverno delle isole", unico brano cantato in italiano, supportato da overtures tastieristica Altura-oriented e ancora una volta da stacchi acustici. Si chiude in bellezza con la mistica "Ghosts", monumentale esempio di epic-pomp-prog dalle sfumature policrome. Abbiamo dovuto pazientare parecchio... ma ne è valsa la pena!

(LV)

 

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